domenica 5 maggio 2019
IL CINQUE MAGGIO
Come noto, l'Usurpateur, lo "champignon impérial" (come giustamente lo dileggiava il Conte de Maistre) non mi è mai stato simpatico, anzi: tutt'altro!
Ma non posso, in questo suo giorno anniversario, non ricordarne la conversione: perché Dio, il Buon Dio (come lo chiamava il Santo Curato d'Ars), uno spazio per ravvedimento e conversione lo lascia a tutti e a ciascuno.
Anche ai peggiori, anche ai Suoi nemici più acerrimi: per la Sua maggior Gloria, per il trionfo della Santa Chiesa e la Salvezza delle anime.
Per questo, oggi, prego per lui.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.
(A. Manzoni, Il cinque maggio)
Napoleone - Conversione
mercoledì 3 agosto 2016
PAPA FRANCESCO: PAROLE CHIARE SU IDEOLOGIA DEL GENDER E GNOSTICISMO (UNA FEDE SENZA CRISTO)
Nella ridda di dichiarazioni (vere, presunte o... pretese!) stiano serviti i propugnatori dell'ideologia gender (così finalmente vedranno che quanto dico, affermo e insegno è in perfetta linea con il Magistero del Papa - non posso, né voglio fare altrimenti!).
Parole chiare, finalmente, anche sull'eterna eresia della Gnosi, e sulla tentazione di una spiritualità "senza Cristo"E come sempre, emerge la grandezza del nostro amato Benedetto XVI, e - sia lecito - l'umiltà di Francesco: succedere a un Gigante non è certo facile...
Preghiamo per Loro, e per il trionfo della Fede Cattolica e della verità nell'unica, vera, santa Chiesa: Cattolica, Apostolica, Romana.
Parole chiare, finalmente, anche sull'eterna eresia della Gnosi, e sulla tentazione di una spiritualità "senza Cristo"E come sempre, emerge la grandezza del nostro amato Benedetto XVI, e - sia lecito - l'umiltà di Francesco: succedere a un Gigante non è certo facile...
Preghiamo per Loro, e per il trionfo della Fede Cattolica e della verità nell'unica, vera, santa Chiesa: Cattolica, Apostolica, Romana.
“Ha ragione Benedetto: è l’epoca del peccato contro il Creatore”
Le parole dell’incontro di papa Francesco con i vescovi polacchi, il 27 luglio a porte chiuse, diffuse oggi. Il gender tra i temi affrontati, su cui il Pontefice è d’accordo con Ratzinger
DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO
Ecco quello che papa
Francesco ha detto nell’incontro con i vescovi polacchi durante la Giornata
mondiale della Gioventù di Cracovia. È stato un dialogo a porte chiuse, quello
del 27 luglio in Cattedrale, di cui padre Federico Lombardi, da due giorni ex direttore
della Sala stampa della Santa Sede, ha riferito parlando di un clima «molto
semplice e familiare», ribadendo che «la maggior parte dei vescovi sono
semplici, non sono le vecchie guardie che mettono un po’ in soggezione, ma non
è che ci siano dei misteri, l’incontro si è svolto in totale familiarità».
Nessun mistero, infatti, perché oggi il Vaticano ha pubblicato il resoconto
dello scambio tra i presuli polacchi, che hanno sottoposto quattro domande, e
il Pontefice. Il tema del gender è tra quelli affrontati in modo
particolare da Papa Bergoglio, che ha affermato di essere d’accordo col suo
predecessore Benedetto XVI: «Questa è l’epoca del peccato contro il Creatore».
«In Europa, in America,
in America Latina, in Africa, in alcuni Paesi dell’Asia, ci sono vere
colonizzazioni ideologiche – ha ripetuto - E una di queste, lo dico chiaramente
con “nome e cognome”, è il gender». «Oggi ai bambini, ai bambini!, a scuola
si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano
questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti
danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi
molto influenti. E questo è terribile. Parlando con Papa Benedetto - ha
riferito - che sta bene e ha un pensiero chiaro, mi diceva: “Santità, questa è
l’epoca del peccato contro Dio Creatore!”. È intelligente! Dio ha creato l’uomo
e la donna; Dio ha creato il mondo così, così, così..., e noi stiamo facendo il
contrario».
[...]
Sulla scristianizzazione: «La secolarizzazione del mondo moderno è forte. È
molto forte. Ma qualcuno dice: Sì, è forte ma si vedono fenomeni di
religiosità, come se il senso religioso si svegliasse. E questo può essere
anche un pericolo. Credo che noi, in questo mondo così secolarizzato, abbiamo
anche l’altro pericolo, della spiritualizzazione gnostica: questa
secolarizzazione ci dà la possibilità di far crescere una vita spirituale un
po’ gnostica»; Francesco ricorda «che è stata la prima eresia della Chiesa:
l’apostolo Giovanni bastona gli gnostici - e come, con che forza! -, dove c’è
una spiritualità soggettiva, senza Cristo. Il problema più grave, per me, di questa secolarizzazione è la
scristianizzazione: togliere Cristo, togliere il Figlio. Io prego, sento… e
niente più. Questo è gnosticismo».
Trovare «Dio senza Cristo – osserva - un Dio senza Cristo, un popolo senza
Chiesa. Perché? Perché la Chiesa è la Madre, quella che ti dà la vita, e Cristo
è il Fratello maggiore, il Figlio del Padre, che fa riferimento al Padre, che è
quello che ti rivela il nome del Padre. Una Chiesa orfana: lo gnosticismo di
oggi, poiché è proprio una scristianizzazione, senza Cristo, ci porta a una
Chiesa, diciamo meglio, a dei cristiani, a un popolo orfano. E noi dobbiamo far
sentire questo al nostro popolo».
Il consiglio del Pontefice: «La vicinanza. Oggi noi,
servitori del Signore – vescovi, sacerdoti, consacrati, laici convinti –,
dobbiamo essere vicini al popolo di Dio. Senza vicinanza c’è soltanto parola
senza carne».
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venerdì 20 maggio 2016
IL DISCORSO DELLA REGINA. I PARLAMENTARI SI INCHINANO - di Paola De Carolis
Nel buio in cui brancola quest'Europa post napoleonica, che si crogiola nel perdere i simboli e i riti che da sempre la identificano, o che piuttosto li sostituisce con asettiche sessioni europarlamentari, con gesti insipidi, con volgari e pagliacceschi personaggi in cravatta nera (cravatta nera nel senso letterale: cosa s'intenda per black tie, nemmeno se lo immaginano...) da Circo Barnum che credono di essere qualcuno solo perché depauperano i rispettivi concittadini riempendosi le tasche con profumati bonifici mensili, risplende ancora una volta la magnificenza della Monarchia tradizionale.
Non voglio qui disquisire del ruolo, talvolta deludente o addirittura pessimo, svolto dai Reali del Regno Unito; voglio invece celebrare la grandiosità dell'istituto della Monarchia, che (ormai soli) ben incarnano, seppur protestanti, con un fasto tutto cattolico.
Con i Parlamentari del Regno Unito, mi inchino commosso anch'io: ancora una volta, God save the Queen!
Buona lettura.
Il luccicchio è quasi abbagliante. Brillano i gioielli, le sete, il trono d’oro.
L’arrivo di Elisabetta si capta nell’aria. A 90 anni mostra la grazia di sempre
di Paola De Carolis, da Londra
La corona imperiale, realizzata per Giorgio VI nel 1937, arriva in carrozza a parte, assieme alla spada dello Stato e a un cappello di velluto rosso bordato di ermellino, simboli del potere reale. Quando la sovrana raggiunge Westminster da Buckingham Palace i suoi ospiti sono già seduti. Cinquecento persone sugli spalti di pelle della Camera alta del Parlamento: lord, baroni e baronesse con il mantello cremisi, le mogli dei lord ereditieri in abito lungo, quasi tutte color crema, guanti bianchi e tiara, gli uomini in tight.
Dall’alto il luccichio è quasi abbagliante. Brillano i gioielli, le sete, il trono d’oro che occupa la parte centrale di una parete della sala. Nella tribuna riservata agli ambasciatori spiccano un fez, un turbante, un sari. Nella Strangers’ gallery, ovvero i posti generalmente tenuti per i membri del pubblico, qualcuno indossa oltre ai guanti il cappello. L’imminente arrivo di Elisabetta in sala si capta nell’aria. All’improvviso cala il silenzio. La processione degli araldi entra dalla porta di sinistra, la regina, accompagnata da Filippo, da destra. Il pubblico scatta in piedi.
Il mantello rosso
Se da una parte fa tenerezza, anziana, canuta, con lo sguardo rivolto in basso verso tre insidiosi scalini da superare prima di raggiungere il trono, dall'altra Elisabetta mostra a 90 anni la grazia e l’autorevolezza di sempre. Sorride a Filippo, che le è accanto e le porge elegantemente la mano per accompagnarla al trono. Ammira i paggetti che le sistemano lo strascico del mantello rosso sugli scalini, dà ai presenti il permesso di accomodarsi. Alla sua sinistra siede il figlio Carlo, con il viso colorito di chi passa tanto tempo all’aria aperta. Accanto a lui Camilla, vestita di crema pallido come la regina, sotto l’abito lungo le scarpe argento come la suocera.
Il «black rod»
In un silenzio reverenziale, tutti, sovrana inclusa, aspettano l’arrivo dei deputati. Come vuole la tradizione, è «black rod», l’usciere della verga nera, a condurli dalla Camera dei comuni a quella dei lord. Si fanno sentire: chiacchierano e ridono lungo i corridoi di Westminster. Giunti nella sala, si accalcano in piedi in fondo, David Cameron e Jeremy Corbyn in prima fila, gli altri accanto, dietro, sui lati, dove trovano spazio. Squilla un telefonino, subito zittito. La regina guarda divertita e comincia a leggere.
L’anno parlamentare
È il discorso che segna l’apertura ufficiale dell’anno parlamentare: 21 proposte di legge che rappresentano il programma dei conservatori per i prossimi dodici mesi. Prigioni più umane, broadband in più case, adozioni più semplici, una tassa sui cibi con troppi zuccheri per combattere l’obesità infantile, una carta per i diritti umani, il continuato impegno per la pace in Siria. Poche parole in fondo che spiegano il perché di un programma senza eccessive ambizioni. «Il mio governo terrà un referendum sull’appartenenza all’Unione europea». Dieci minuti e tutto finisce.
Il testo del discorso viene riposto dal Lord Chancellor. Elisabetta si alza, Filippo con lei. I paggetti riprendono il mantello, la processione riparte.
L’usciere
La sala gradualmente si svuota. Qualcuno rimane a chiacchierare. L’usciere della galleria in alto si avvicina. «È filato tutto liscio — dice soddisfatto —. Sembra facile, in realtà per arrivare a questo punto abbiamo lavorato molto». Snocciola i nomi dei lord presenti, differenzia tra chi ha ereditato il titolo e chi lo ottenuto di recente. Giù in basso, tra i sedili di pelle rossa, il suo occhio cade su una scollatura appena eccessiva. Alza le sopracciglia, ma non dice nulla.
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domenica 24 aprile 2016
IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI
In seguito all’arruolamento di un gran numero di Armeni nell’esercito russo, il governo dei “Giovani Turchi” ordina numerosi arresti all’interno delle comunità armene, cominciando da quella di Istanbul.
La scusa per iniziare una feroce persecuzione anticristiana: Armeni, ma anche Siri e Melchiti...
Cominciano le marce della morte, deportazioni verso il centro dell’Anatolia, che coinvolgono un milione e duecentomila persone, massacrate dalle milizie turche o sfinite dalle malattie o dalla fame. Il 24 aprile è il giorno in cui gli Armeni commemorano il genocidio del loro popolo.
E noi, con loro.
E noi, con loro.
sabato 9 aprile 2016
I CRISTIANI CHE SI VERGOGNANO DELLE CROCIATE SONO SUCCUBI DEL LAICISMO DOMINANTE - di Mons. Luigi Negri
Un'interessante risposta di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara Comacchio e Abate di Pomposa a un articolo di don Federico Pichetto che condanna le Crociate, di cui i cristiani - dice sostanzialmente Pichetto - dovrebbero vergognarsi perché sono un tradimento del cristianesimo.
Il giudizio non riguarda solo l'evento storico in sé ma più in generale la posizione che un cristiano deve avere di fronte alle vicende del mondo, anche oggi. Giudizi gravi che meritano, seppure a distanza di tempo, una replica puntuale e autorevole.
Caro don Pichetto,
ti scrivo queste righe cercando di rispondere al tuo intervento sulle Crociate.
In effetti tu parli di Crociate che non sono mai esistite: Crociate sostenute dalla nascente borghesia, che come ognun sa, alla fine dell’XI secolo - quando la prima Crociata fu bandita – non c’era nella società europea, o comunque era una minoranza con un potere limitatissimo.
E poi riprendi le Crociate come progetto di imposizione violenta del Cristianesimo a popolazioni straniere.
E poi riprendi le Crociate come progetto di imposizione violenta del Cristianesimo a popolazioni straniere.
Non tocca a me rifare il punto su questa vicenda secolare su cui la migliore storiografia, e non solo quella cattolica, ha dato un contributo decisivo.
Per dirla con il mio grande amico Franco Cardini, le Crociate sono state un grande «pellegrinaggio armato», protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso.
Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente.
Per dirla con il mio grande amico Franco Cardini, le Crociate sono state un grande «pellegrinaggio armato», protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso.
Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente.
Non so quale avvenimento della Chiesa possa sfuggire a una lettura come questa.
Sta di fatto che noi – cristiani del Terzo millennio – alle Crociate dobbiamo molto.
Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.
Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni.
Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.
Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni.
Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli - il livello del mare e il livello della montagna - per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria.
Nessuna realtà cristiana esprime la perfezione della fede che è solo in Gesù Cristo, ma nessuna esperienza cristiana è invincibilmente diabolica. Passare dalla fede alle opere è compito fondamentale del cristiano di ogni tempo.
Ora, per recuperare questa bellezza della storia cristiana bisogna guardare la realtà secondo tutta l’ampiezza cattolica. La mia generazione e quella di molti amici dopo di me - che per l’intelligenza e l’apertura di monsignor Luigi Giussani hanno potuto dialogare personalmente per esempio con Regine Pernoud, con Leo Moulin, con Henri de Lubac, con Hans Urs von Balthasar, con Joseph Ratzinger, con Jean Guitton e molti altri - hanno un sano orgoglio della nostra tradizione cattolica.
Per questo sentono in modo assolutamente negativo desumere acriticamente l’immagine della Chiesa dalla mentalità laicista che cerca di dominare la nostra coscienza e il nostro cuore.
Certo, l’essenza di questa tradizione cattolica - e che, quindi, comprende anche le Crociate - è il desiderio di vivere il rapporto con Cristo e di annunziarlo nella concretezza del suo popolo che è la Chiesa, nelle grandi dimensioni che rendono il cristiano autenticamente uomo: la dimensione della cultura, della carità e della missione. È questo il Cristo che sta all’origine di tante iniziative del passato e del presente. Nessuna iniziativa lo esprime adeguatamente, ma l’assenza di qualsiasi capacità di presenza nel mondo e di giudizio sulla vita degli uomini e sui problemi degli uomini fa dubitare che esista una fede autenticamente cattolica.
La fede in Cristo può rischiare di ridursi a essere spunto per mozioni soggettive e spiritualistiche da cui metteva in guardia il santo padre Benedetto XVI all’inizio della sua splendida enciclica Deus Caritas Est: un Cristo che rischia di stare acquattato nel silenzio della coscienza personale, che non diventa fattore di vita e di cultura, che non tende a creare una civiltà della verità e dell’amore. Ricordo ancora con commozione quando facevo la terza liceo una lezione di Giussani in cui disse letteralmente: «La comunità cristiana tende a generare inesorabilmente una civiltà».
Nella mia esperienza pastorale e culturale ho sempre sentito come punto di riferimento sostanziale la grande certezza di Giovanni di Salisbury che diceva: «Noi siamo come nani sulle spalle di giganti». È perché siamo sulle spalle di giganti che vediamo bene il presente e intuiamo le linee del futuro. È questo che rende così appassionata la nostra responsabilità, senza nessuna dipendenza dagli esiti, con la certezza di portare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, alla grande impresa del farsi del Regno di Dio nel mondo, che come dice il Concilio Vaticano II coincide con la Chiesa e la sua missione.
Un cordiale saluto
+ Luigi Negri
tratto da La Nuova Bussola Quotidiana
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lunedì 7 settembre 2015
IL COMPORTAMENTO CRIMINALE DELL' UNIONE EUROPEA - di Magdi Cristiano Allam
L'Ue, da un lato, fa finta di niente per non inimicarsi la Turchia, dall'altro sembra essersi rassegnata ad accogliere decine di migliaia di siriani in fuga dalla guerra.
Mentre i terroristi dello «Stato islamico» dell'Isis sono a 8 chilometri dal centro di Damasco, pronti a dare la spallata finale al regime laico di Assad e prossimi a perpetrare il genocidio di cristiani, alauiti e curdi, l'Unione Europea, da un lato, fa finta di niente per non inimicarsi la Turchia, dall'altro sembra essersi rassegnata ad accogliere decine di migliaia di siriani in fuga dalla guerra.
Da una guerra che è stata voluta nel 2012 da Unione Europea, Stati Uniti, Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Kuwait, nel culmine del fervore per la menzogna mediatica della «Primavera araba», che ha disintegrato il territorio della Siria, posto fine ad uno Stato sovrano, provocato finora oltre 215.000 morti.
Il comportamento dell'Unione Europea non è solo ipocrita, ma è criminale. Perché dopo aver sostenuto non solo politicamente, ma anche finanziariamente e militarmente, una coalizione di terroristi islamici che hanno scatenato la sanguinosissima guerra civile, tra cui ci sono i Fratelli Musulmani, il Fronte Al Nusra (alleato di Al Qaeda, da cui è sorto prima lo «Stato islamico dell'Iraq» nel 2006, poi l'Isis nel 2013 e infine lo «Stato islamico» nel 2014), l'Esercito dei Mujahidin, il Fronte islamico, la Brigata Ahfad al Rasul (Discendenti di Maometto), ebbene l'Unione Europea continua a perseguire lo stesso obiettivo dei terroristi islamici, Isis compreso, ossia la caduta del regime laico di Assad. Ci rendiamo conto che, se oggi quest'Europa si divide sull'accoglienza di decine di migliaia di siriani, cosa accadrà quando diventeranno centinaia di migliaia e poi milioni, nel momento in cui l'Isis controllerà tutta la Siria e poi l'Iraq, con il proliferare delle teste mozzate e il fuggi fuggi generale?
La Turchia è lo specchio fedele dell'ipocrisia e del crimine. Erdogan è il grande burattinaio del terrorismo islamico dei tagliagole dell'Isis e dei taglialingue dei Fratelli Musulmani. Lo «Stato islamico» dell'Isis non potrebbe sopravvivere 24 ore senza la disponibilità della Turchia ad acquistare il suo greggio, a fornirgli armi e a far transitare decine di migliaia di terroristi islamici lungo la propria frontiera. Al tempo stesso la Turchia è diventata la roccaforte dei Fratelli Musulmani, ancor prima che venissero estromessi dal potere nel 2013 in Egitto, dove nacquero nel 1928. Ebbene, è un dato di fatto che non solo l'Unione Europea ma anche gli Stati Uniti, sono sottomessi alla strategia della Turchia. Che, da un lato, sostiene i terroristi islamici e obbliga i siriani a fuggire, dall'altro favorisce l'invasione della Grecia, il nemico storico, da parte di decine di migliaia di siriani a partire dalle proprie coste.
Quest'Europa ipocrita e criminale ha l'ultima opportunità per impedire la caduta di Damasco e la fine del regime laico di Assad. Solo un'aspirante suicida può continuare a sostenere e condividere la strategia dei terroristi islamici e favorire la propria invasione da parte di milioni di persone in fuga da Siria e Iraq. Svegliamoci!
mercoledì 19 agosto 2015
ITALIANO DI MERDA! E IL RAZZISTA SAREI IO? - di Nino Spirlì
Ancora un ottimo Nino SPIRLI': a voi la lettura e le considerazioni:
Sabato 15 agosto 2015 – Assunzione in Cielo di Maria Vergine, Madre di Dio – a casa, a Taurianova
Poi, negli anni, abbiamo scoperto che i governanti africani vivevano e vivono ancora come spietati nababbi, mangiando oro e cacando diamanti, mentre i loro sudditi lottano per sopravvivere. E, anche e purtroppo, che ogni suddito è quasi felice di farlo, visto che non si ribella mai e, quando lo fa, è solo per sostituire un tiranno con un altro tiranno.
Una catena di soprusi e violenza che non troverà mai fine in quelle terre lì. O, meglio, sembra che l’unica fine possibile sia l’esodo ultrabiblico verso Rosarno, Manfredonia, Roma, Milano, Finale Emilia, e tutti gli oltre ottomila Comuni italiani (8.047, per la precisione) che li stanno subendo da troppo tempo ormai.
Siamo invasi da africani che scappano!
E mica solo da guerre: no, no. Anche da povertà, malattie, noia e voglia di lucidatrice e Bimby. Arrivano, se arrivano, nel nostro Paese (e non si sa come abbiano trovato così tanto denaro per pagarsi un viaggio di merda), sapendo già che la sgangherata Europa mette a disposizione per ognuno di loro da 30 a 40 euro al giorno per il mantenimento. Se non glieli dai, QUI si ribellano. Rompono, bruciano, feriscono. A volte, ammazzano.
Fanno, a loro modo, dell’Italia, un’Africa più accessibile alle loro pretese!
QUI, alzano la voce. QUI, si sentono forti. QUI, vorrebbero costruire la NUOVA AFRICA. Meno afosa, più confortevole.
Si sentono più a casa loro, QUI, che ad Abidjan. Tanto a casa loro, che dobbiamo quasi sentirci NOI a disagio davanti a loro.
Due giorni fa, un giovane forzuto e grasso “profugo”, mentre stava cercando, cuffiette alle orecchie e smartphone in mano, l’elemosina nel parcheggio del centro commerciale di Gioia Tauro, mi ha aggredito con un sonoro “Italiano di merda!”, al mio rifiuto di dargli la moneta peraltro non chiesta, ma pretesa.
Gli ho chiesto, con garbo cristiano, da quale Paese dell’Africa provenisse e mi ha risposto, nervoso, “Mali”. A quel punto, senza generalizzare per tutto il continente, né per il colore della pelle o la religione, gli ho schiaffato sul muso un corposo “Maliano di merda!”
Non vuoi che il deficiente mi abbia sparato un “Razzista taliano” sul petto?
Non ci ho visto più e gli ho ricordato un paio di cose sul suo personale DNA. Ancora scappa! E spero che continui a nuoto fino a raggiungere le rive del continente dal quale è arrivato a CASA MIA.
Cose da pazzi! I razzisti saremmo noi???
Personalmente, ne ho gonfie le cisterne! Già non sopporto e non faccio passare le pretese di cancellare la radice CRISTIANA dell’Occidente, checché ne dicano quattro stronzetti senzaDio, figuriamoci se mi faccio offendere sulla Terra di mio Padre.
E mi auguro che la misura sia colma per tutti. Dio, la Natura, il Caso, chiunque vogliate (scegliete nel mazzo) ci ha seminati, per forma, colore, sapere e religione, in precisi pollai, separati da mari profondi e montagne altissime. Un motivo ci sarà. Chi si sposta, tenta la conquista, ma chi è invaso ha il diritto e IL DOVERE di difendersi. Con ogni mezzo.
Questo, l’Occidente lo ha dimenticato. Apriamo corsi di sostegno!!!
Fra me e me. Italiano.
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venerdì 14 agosto 2015
MORTA DI LIBERTÀ. ERA SOLO UN TOPINO. di Maurizio Blondet
Consiglio a tutti voi la lettura di questo articolo, DURISSIMO TANTO QUANTO REALE, di Maurizio Blondet
Genitori ed Educatori ne facciano tesoro; e voi, ragazzi che leggete, svegliatevi, e non buttate via la vostra vita.
Potete scegliere: una vita dura ma eroica, dicendo molti NO a quello che il Mondo propone, e dicendo SI a quello che ci propone Nostro Signore Gesù, che è la vera VIA, VERITA' e VITA.
Oppure, una vita da topi. Con la sua fine naturale...
Genitori ed Educatori ne facciano tesoro; e voi, ragazzi che leggete, svegliatevi, e non buttate via la vostra vita.
Potete scegliere: una vita dura ma eroica, dicendo molti NO a quello che il Mondo propone, e dicendo SI a quello che ci propone Nostro Signore Gesù, che è la vera VIA, VERITA' e VITA.
Oppure, una vita da topi. Con la sua fine naturale...
Ha riempito il suo profilo Facebook di proprie foto, la bambina morta a Messina sulla spiaggia. Primi piani dei suoi piercing, la perlina infitta sulla lingua, delle sue pettinature: a cresta, a rasatura alta…tutti per convincersi di esistere, povera sciocca bambina.
“Guardatemi, sono qui, sono interessante! Sono dark!" No poverina, a nessuno interessavi. Le foto che hai postato sono tutti “selfie”, perché chi volevi ti fotografasse, né bella né brutta com’eri? Troppo palesemente fuori posto, ancora bambina, in quel travestimento da dura, con gli occhi infantili che non riuscivano a nascondere lo spavento di essere abbandonata in questo mondo? Eri standard, eri una dei tanti, delle nullità da discoteca. Non hai interessato nemmeno i tuoi “amici” dark, che appena sei caduta in spiaggia se ne sono scappati, e per tre giorni non hanno detto nulla, tremanti come vermi – vermi quali sono, quali sono stati educati a divenire: sballo, egoismo, narcisismo, sensualismo, trasgressione, in una parola, “Libertà”.
Eri una di quelle piccole schiave di queste “Libertà” che ti hanno insegnato i sistemi di persuasione mediatica. La libertà di fare sesso ancor prima di poter provare piacere, perché lo fanno tutte e così si deve fare altrimenti “Il gruppo ti esclude”. La libertà di stare nel gruppo – che è il branco schiavizzatore per eccellenza, luogo in cui le piccole, insignificanti sprovvedute come te, povero topino grigio, sono schiacciate e dominate da esseri ignobili della vostra stessa età, è la catena dove si esercitano le più insopportabili, umilianti angherie…e voi le accettate , ragazzine “liberate”, fate i pompini, prendete la droga, fate tutto quello che vi dice il bulletto o la ganga dei farabuttelli senza onore, perchè altrimenti “vi escludono”; e voi non sapete dove andare. Non avete risorse, né mentali, né morali, per sopportare la solitudine.
Gridate aiuto: ma – disgraziate ignare nullità – su Facebook, inferno di derisioni ed insulti, un luogo di giudizi spietati che feriscono e uccidono, dove centinaia di migliaia di insignificanti topini come te si propongono come “interessanti” perché “amo Lady Gaga Solar Sonika, Fabri Fibra, Rancore & dj Myke.” Passioni insignificanti per finzioni insignificanti.
Bisognava che qualcuno ti guidasse. Qualcuno ti disciplinasse, sapesse darti una direzione, un orgoglio di non buttarsi via perché papà e mamma ti amano, sei importante per loro; che ti vietasse quelle che un tempo i genitori chiamavano “le cattive compagnie”. Prendendosi magari i tuoi urli, le tue ribellioni, le tue insopportabili scenate di sprovveduta che è piena di paura di vivere. Un mestiere di genitori.
A proposito, dove erano i tuoi genitori? Per tre giorni, i giornali non hanno detto nulla. la polizia trova un corpicino sulla spiaggia, un corpicino di nessuno – un piccione morto, un topino grigio – e non riesce subito a sapere chi è. Ci mette qualche giorno, la polizia, a risalire agli amici scappati, che s’erano rintanati in casa senza dire nulla in famiglia. Risalgono alla spacciatrice dalle descrizioni dei dark, duri ormai ridotti a topastri tremanti, che spifferano ed accusano subito: “Noi? No. La droga l’ha passata una coi ricci viola…”. Una che i genitori avevano denunciato per droga, che avevano cacciato di casa.
Ma i tuoi genitori, topino, dove sono? Ti hanno cercata? Erano in angoscia per te? Leggo dai giornali che i tuoi negano di aver avuto verso di te incomprensioni o scontri – per forza, ti hanno lasciato fare tutto quello che volevi, – e come “prova” del clima disteso, “uno dei tre fratelli nati dalle precedenti convivenze del padre, mostra il motorino appena regalato alla ragazza”.
Ah ecco. Il “padre” ha avuto “precedenti convivenze”, più d’una. E sicuramente le “madri”, plurime, hanno avuto anch’esse le “loro esperienze”. Hanno bevuto a grandi sorsi la libertà magnificata dai media e raccomandata dalla pubblicità. A Messina, nelle periferie orribili del sottoproletariato inutile, di quelli che un tempo si chiamavano “Poveri” o umili non si fanno mancare la libertà sessuale, la trasgressione…si sono emancipati anche loro.
Insomma hanno perduto Dio, il Dio a cui credevano bene o male i nonni; ed hanno perduto tutto.
Come tutto il popolo italiano, che si rigettato Dio, non è più nulla e sta affondando nel nulla del suo degrado. Ma in quei quartieri, in quel Meridione, è peggio: perché non avevano altro che sperare in Dio. E adesso, sperano nella libertà sessuale.
Sono diventati schiavi, anche loro, della libertà.
Certo papà e mamme non potevano insegnarti niente, povero topino. Nè imporsi a darti una disciplina che loro mai hanno saputo cosa fosse, né ingiungerti di non frequentare cattive compagnie, ché loro non fanno che frequentarle. Ti avevano regalato il motorino, cosa volevi di più. Così andavi in giro e non rompevi, ché loro dovevano “vivere la loro vita”.
Ti hanno lasciato cambiare scuola due volte, il fatto che tu ti entusiasmassi e poi deludessi di ogni “scoperta” non li ha potuti indursi a pestare il pugno sul tavolo a cena (quale cena, poi? Coi tre fratelli nati da precedenti convivenze?) Ti lasciavano tutta la tua libertà, che era come la loro: vuota, portante al nulla, al callo sull’anima per non sentire l’insensatezza di tutto ciò. Tu per un attimo – non avevi ancora il callo – nei hai avuto il sentore: che tutto fosse sbagliato. I l giorno 21 aprile, su tuo profilo Facebook, hai scritto: «Il buio è più denso ed io non riesco a trovarci un senso».
Infatti avevi ragione, povero topo morto sulla spiaggia. Non ha un senso una vita così. Ci voleva qualcuno – qualcuno che tu amassi, che stimassi abbastanza da sopportarne le prediche, e anche i divieti – che ti parlasse del senso della vita. Della purezza di cui avevi sete senza saperlo, del non darsi, del non buttarsi via con le cattive compagnie; che di aiutasse a tenere la barra della vita. Il senso della vita, a sedici anni, con l’età mentale e l’aspetto di tredicenne, non si trova da soli, senza guida. Si è ancora troppo insignificanti, ancora senza alcuna esperienza di vita (se non quelle già spaventose che ti hanno fatto fare). Ti hanno lasciata libera, col motorino.
Così, sei morta. Uno straccetto sporco e bagnato dalla risacca, un piccione con le piume inzuppate e arruffate. Difficile saperne il nome, persino. Chi eri?
Un nessuno . Nessuno ti amava, ti cercava, ti impediva di farti male. Una piccola vita ancora insignificante.
Sei morta di libertà.
giovedì 13 agosto 2015
PAPA OSCURATO DAI MEDIA SE DICE COSE DI "DESTRA" - di Fabio Marchese Ragona
La sinistra inneggia al Francesco "rosso", ma censura le sue posizioni scomode
C'è chi lo vorrebbe vestito di rosso, non per una retrocessione al rango cardinalizio, ma per questioni esclusivamente politiche, per poter finalmente dire che almeno a capo della Chiesa c'è «un comunista».
Giornali e militanti di sinistra inneggiano da tempo al Francesco no global e a quello «gay friendly» ma quando si tratta dei temi cardine del magistero del Pontefice, scatta una repentina censura contro quei discorsi su argomenti all'improvviso scomodi perché lontani dal pensiero dei salottieri rossi. Non è un caso che alcuni quotidiani abbiano dimenticato la posizione di Francesco su aborto, eutanasia, fecondazione assistita, sacerdozio delle donne o matrimoni gay. Chi ha tirato per la tonaca il Papa dimentica che per Francesco la fecondazione assistita è un peccato mortale: nel corso dell'udienza ai medici cattolici italiani, nel novembre 2014, aveva detto: «Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. Ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono. Giocare con la vita. Siate attenti, perché questo è un peccato contro Dio Creatore».
Parole fortissime, una condanna che si è unita all'attacco del Papa contro quel «pensiero dominante che propone a volte una falsa compassione: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l'aborto, un atto di dignità procurare l'eutanasia, una conquista scientifica produrre un figlio considerato come un diritto o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre». Parole pronunciate solo un anno fa e che non hanno raggiunto però le orecchie di una certa intellighenzia, intenta a dipingere di vernice rossa il Cupolone. Parlando di aborto il Papa ha sferrato un cazzotto molto più potente di quello sferrato contro chi gli insulta la mamma: Bergoglio è tornato diverse sul tema, ribadendo che «non è un problema religioso ma scientifico, perché lì è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema».
E con grande sorpresa, per chi lo vorrebbe a tutti i costi di sinistra, il Papa ha criticato aspramente anche i matrimoni omosessuali: da cardinale di Buenos Aires (ironia della sorte, era vestito di rosso) al suo amico rabbino Abraham Skorka diceva: «In quest'epoca è la prima volta che è sorto il problema legale di assimilare il rapporto omosessuale al matrimonio, e lo ritengo un antivalore e una regressione antropologica. Se c'è un'unione di natura privata, non si coinvolge né una terza parte né la società. Ora, se a quell'unione viene riconosciuto lo status di matrimonio e agli omosessuali vengono concessi diritti di adozione, potrebbero esserci dei bambini coinvolti. Ogni persona ha bisogno di un padre maschio e di una madre femmina che possano aiutarla a modellare la propria identità».
Parole impossibili da trovare sui giornali impegnati a osannare il Papa con la foto del crocefisso falce e martello disegnato dal gesuita padre Espinal e ricevuta in regalo in Bolivia e che, ha ribadito padre Federico Lombardi, «non è da mettere in Chiesa», e infatti è nel magazzino privato. «L'ideologia marxista è sbagliata. Terra, lavoro, tetto - dice - se parlo di questo dicono “il Papa è comunista”! Ed invece l'amore per i poveri è al centro del Vangelo». Salottieri avvisati.
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giovedì 6 agosto 2015
Per la serie "il mondo alla rovescia", ESPERIMENTI "HOT" ALL'ASILO: TOCCAMENTI E SCAMBI D'ABITO PER I BAMBINI
Esperimenti "hot" all'asilo: toccamenti e scambi d'abito per i bambini
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(tratto da Triesteprima.it )
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GENTILI SIGNORE, CARI AMICI,
ACCADE A TRIESTE, MA POTREBBE ESSERE OVUNQUE:
Tra gli enti aderenti all'iniziativa c'è anche il Comune di Trieste. Ferma condanna da parte del segretario cittadino di Fratelli d'Italia Claudio Giacomelli: «Prevede che i bambini scoprano i loro corpi per vedere che sono uguali "tranne la zona dei genitali" (ma non abbiate paura di chiamare i genitali con il loro nome, si raccomandano!)»
Esperimenti "hot" all'asilo: toccamenti e scambi d'abito per i bambini
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Sta facendo scandalo l'iniziativa "il "Gioco del rispetto - Pari e dispari", che vede coinvolti i bambini delle scuole materne cittadine e che vede tra gli aderenti anche il Comune di Trieste. «Il concetto dell'uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana - spiega in una nota la vicesindaco Fabiana Martini -. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa. L'obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine».
Più di qualche genitore è rimasto esterefatto dopo aver letto l'opuscolo che spiegava i contenuti del progetto «facoltativo», tiene a precisare Martini. Toccarsi reciprocamente dopo aver fatto ginnastica per sentire ciò che i loro coetanei provano dopo la fatica, per poi acquisire maggiori competenze sensoriali ed emozionali, esplorando a vicenda i proprio corpi per capire le differenze tra i bambini e le bambine.
Non è passato inosservato neanche il gioco del "Se fossi", in cui si potranno indossare diversi costumi anche non del proprio genere, potendo esprimere le proprio sensazioni, la propria personalità e la propria fantasia, avendo la possibilità poi di rimanere vestiti così nei giochi successivi.
«Progetto del Comune per i bimbi delle scuole dell'infanzia (3-6 anni!!!). Sarebbe (in teoria) un progetto per prevenire la violenza sulle donne (naturalmente finanziato con soldi pubblici)». È quanto afferma Claudio Giacomelli segretario cittadino di Fratelli d'Italia sulla sua pagina facebook.
«Prevede - continua il post - cose come la schedatura delle bimbe che si vestono troppo di rosa o dei bambini che si vestono troppo di blu! (foto 1) Prevede di controllare che i bimbi e le bimbe non usino giocattoli da maschietti/femminucce. Prevede lo scambio dei vestiti (maschi con femmine e viceversa, la maestra coi baffi e il bidello con la gonna!) (foto 2) Prevede di controllare che non ci siano giochi sessisti (i Gormiti!!!) ma solo neutri. Prevede di chiedere ai bambini se la mamma usa il trapano e il papà stira e di chiedere perchè i genitori non imparano».
«E che i bambini scoprano i loro corpi per vedere che sono uguali "tranne la zona dei genitali" (ma non abbiate paura di chiamare i genitali con il loro nome, si raccomandano!). E' un progetto che si autodefinisce di "gender transformative". (foto 3) Sia chiaro, non credo che i bimbi e le bimbe diventeranno omosessuali per questa roba. Ma non credo nemmeno che un bimbo diventerà uno stupratore se gioca con draghi e cavalieri! E che se una bimba gioca con le bambole crescerà disadattata. Ma soprattutto dico: LASCIATE IN PACE I BAMBINI DI 3/4 ANNI! Lasciateli giocare con quello che gli pare e lasciate che mamma e papà li vestano come credono» .
«E tenete fuori certe miserie dalla vita di chi è ancora innocente», conclude Giacomelli.
“(tratto da Triesteprima.it )
martedì 4 agosto 2015
PARLIAMO DI CACCIA, DI LEONI UCCISI E DI DEMENZA DIFFUSA – di Paolo Deotto
Un mondo occidentale, cosiddetto civile, che vive ormai sprofondato nella crudeltà e nel vizio più lurido, cerca di scavarsi una nicchia di verginità indignandosi per un animale ucciso. Rileggiamo le cifre della strage quotidiana, comunemente accettata (anzi, elevata a “diritto della donna”) di bambini, consumata col crimine dell’aborto. Siamo alla follia di una società smarrita.
Il mondo è indignato perché si è consumato uno di quei crimini che vanno al di là dell’umana immaginazione per efferata crudeltà, e che rendono il criminale degno delle più severe punizioni, sebbene sia impossibile immaginare una pena che possa bilanciare la mostruosità del crimine commesso.
Mamma mia, cos’è successo? È successo che un tale, ci informano che è un dentista americano che deve disporre di una quantità notevole di quattrini da buttare via, ha fatto una fesseria: ha ucciso un leone in violazione delle norme che regolano la caccia nello Zimbabwe. Pare che il leone sia stato attirato fuori da una riserva naturale in cui viveva e poi ucciso e che l’animale fosse un esemplare di particolare pregio, tra l’altro dotato di un collare elettronico perché oggetto di studio.
Sintesi: un cacciatore americano ha ucciso un animale nello Zimbabwe. Lo ha ucciso violando delle leggi locali e adesso rischia di pagare un conto salato, che andrà ad aggiungersi al conto (salato anch’esso: si parla di 50.000 dollari) che aveva già pagato al cacciatore locale professionista che lo ha aiutato.
Sintesi della sintesi: stringi stringi, cos’è accaduto? Un uomo ha ucciso un animale. Fine. Certamente si possono uccidere degli animali in modo lecito o illecito. Ma si tratta sempre, attenzione, di uccisione di animali. Se stasera, insieme a un po’ di insalatina, mi cucinerò una bistecca di tacchino (cena quanto mai dietetica e morigerata) non per questo mi sentirò in dovere di applicarmi ad amare riflessioni sulla morte del tacchino e sulla crudeltà di chi gli ha tirato il collo. Lo farei anch’io, se avessi un bel pollaio, ma purtroppo vivo in un condominio milanese e non in campagna.
È stato ucciso un animale, certamente bello e prezioso per gli studi naturalistici di cui era oggetto. Tutto vero. Ma resta sempre un animale e, per quanto si faccia il possibile per azzerarla, esiste una differenza tra bestie ed esseri umani. Esiste una differenza fondamentale tra il valore della vita di un uomo e il valore della vita di una bestia. Esistono regolari servizi di macellazione, esiste la caccia, e queste attività sono lecite e regolate da apposite normative.
Negli Stati Uniti (il cacciatore è cittadino americano) è scoppiata l’indignazione più scatenata, alla quale, è ovvio, si è associata l’indignazione anche in Italia. Del resto, non c’è nulla di nuovo. Da decenni e decenni scimmiottiamo gli Stati Uniti, soprattutto nelle porcherie (tante) che producono. I risultati li abbiamo sotto gli occhi.
Se leggiamo alcuni articoli (vedi il Corriere, o La Stampa, o Il Messaggero), abbiamo la cronaca di una reazione caratterizzata da isteria collettiva, alla quale si è associata, né la cosa stupisce – considerando l’irresponsabile che la occupa – la Casa Bianca. Molto interessante è leggere alcuni commenti nostrani. Ne prendiamo uno per tutti: tale Werther Nasolini scrive, in calce all’articolo sulla Stampa: “che vada in galera punto e basta. Una punizione esemplare 15 anni sono pochi”.
Pare che in effetti la pena prevista dalle leggi dello Zimbabwe per la caccia di frodo sia di 15 anni di reclusione. Adesso sarà interessante vedere se il governo degli Stati Uniti accoglierà la domanda di estradizione fatta dal governo del paese africano. Invano il dentista/cacciatore ha dichiarato di essersi fidato delle guide locali che aveva assunto per il suo costosissimo hobby, che gli avevano assicurato che tutto si svolgeva nel rispetto della legge. Il cacciatore deve morire. La singolare moralità collettiva del pensiero unico lo ha già condannato senza appello.
Di tutta questa mattana si è occupato di recente anche Antonio Socci, con un articolo in cui fa notare che le uccisioni indiscriminate di cristiani a opera dei terroristi islamici non suscitano analoghe ondate di sdegno, né manca Socci di ricordarci che in alcuni paesi, evidentemente incivili, esistono tuttora uccisioni rituali di esseri umani, anche bambini. Anche per queste mostruosità, si chiede, chi organizza manifestazioni di piazza in cui urlare il suo sdegno?
Verissimo. Socci ha ragione. Ma c’è un altro aspetto che è importante sottolineare. Da decenni, ormai in gran parte del mondo che si auto-considera civile, il crimine di aborto è non solo legittimato con apposite normative, ma è stato anche elevato, nella mentalità corrente, a “diritto della donna”.
Ora, cosa c’è di più abominevole, vigliacco, osceno, dell’uccisione dell’essere umano più innocente e indifeso che ci sia, il bimbo che è ancora nell’utero materno? Per non parlare poi degli aborti che si effettuano semplicemente lasciando morire il bambino che ha avuto il cattivo gusto di nascere, magari prematuramente, ma vivo. E poi degli aborti “chimici”, e la galleria dell’orrore potrebbe continuare.
Se leggiamo le cifre della strage negli Stati Uniti, lo stesso paese dove in questi giorni folle isteriche stanno assediando l’abitazione del cacciatore, restiamo agghiacciati: tra il 2008 e il 2011 (ultimi dati disponibili), sono stati consumati annualmente da 1.100.000 a 1.210.000 assassinii di bimbi. Signori, leggiamo e rileggiamo queste cifre spaventose, che fanno impallidire la vivacità stragista di un Hitler o di uno Stalin. Questa strage va avanti da decenni.
Né si può dire che in Italia restiamo con le mani in mano. Ogni giorno in Italia si ammazzano mediamente 300 bambini. Certo, non siamo bravi come gli americani (la media americana di aborti pro die è di circa 3.150) , che però sono noti per la loro efficienza, e poi hanno una popolazione che è cinque volte la nostra…
Attualmente il mondo occidentale cosiddetto civile ha una priorità assoluta, che è il trionfo dei pederasti. Nulla è più favorito, coccolato, finanziato con soldi pubblici, di un bel “Gay Pride”, con tutta la sua esibizione oscena e squallida di glutei (e altro) di poveri pervertiti.
Per l’aborto non sono più necessarie manifestazioni di piazza, è ormai entrato nella mentalità comune, non fa più né caldo né freddo, è un “diritto”. L’aborto è un omicidio, l’omicidio, repetita iuvant, del più innocente e indifeso degli esseri umani.
E assistiamo all’assurdo spettacolo di un mondo, affogato nel vizio più lurido, schiacciato da una cappa di immoralità da cui non riesce più a districarsi, che cerca di mostrarsi “morale” indignandosi perché un cacciatore ammazza un leone.
Ripetiamo: un cacciatore ha ammazzato una bestia. Se poi lo ha fatto violando delle regole, potrà finire nei guai. Ma non è né un assassino né un essere spregevole. È, al più, un fesso (ci scusi, ma è così), perché poteva soddisfare la sua passione per i “safari” senza suscitare questo finimondo.
Ma una società – e il discorso vale per gli americani, come per noi, come per tutte le nazioni che hanno legittimato l’aborto – con quale oscena faccia tosta può indignarsi per un animale ammazzato, e ogni giorno assistere impassibile a centinaia, se non migliaia, di uccisioni di innocenti esseri umani?
È follia. È l’inevitabile punto di arrivo del relativismo, divenuto guida dell’agire umano. La differenza tra il bene e il male ormai è annullata. Resta un magma confuso, bagnato dal sangue di innocenti, e che cerca di rifarsi una verginità scatenandosi contro un uccisore di animali. Se questa non è follia, ditemi un po’ cos’è.
Piccola appendice. La follia del relativismo porta anche a risultati pratici folli. Nel marzo del 2010 una Corte del Kansas condannò alla reclusione “per non meno di 50 anni” Scott Roeder, che un anno prima aveva ucciso a colpi di pistola il dottor George Tiller, uno dei più famosi medici abortisti degli Stati Uniti. Il dott. Tiller, che sosteneva di agire “in difesa dei diritti della donna” aveva al suo attivo, e se ne vantava, migliaia e migliaia di aborti. Era, insomma, un assassino seriale di bambini. L’uccisore, Scott Roeder, si consegnò spontaneamente alla polizia e non rinnegò mai, neanche in tribunale, il suo gesto. Dichiarò ai giudici: “il dottor Tiller andava fermato, dovevo farlo. Ora Wichita (la città del Kansas dove avvenne l’uccisione – NdR) è un posto di gran lunga più sicuro per i bambini non nati”. “George Tiller – aggiunse – ha smembrato bambini vivi con l’approvazione dello Stato e la benedizione della Chiesa. Bisogna obbedire sia all’uomo sia a Dio. Ma occorre scegliere”.
Possiamo partire dal presupposto che “nessuno deve farsi giustizia da solo” e concludere che Scott Roeder ha meritato la condanna. Però se riflettiamo sui fatti, vediamo che la situazione è ben più complessa, quasi inestricabile. Il dottor Tiller era senza dubbio un assassino pericolosissimo. Però non esistevano gli strumenti di legge per fermarlo, perché l’aborto è legittimo. Sul fatto che un medico abortista vada fermato, non v’è dubbio. È giusto che lo faccia un privato cittadino? Domanda senza risposta, almeno immediata. Non sappiamo se nel Kansas viga la pena di morte, ma di sicuro anche in quello Stato un assassino seriale verrebbe condannato, come minimo, a passare il resto dei suoi giorni in prigione.
Quesito finale: Scott Roeder è un assassino o un giustiziere? Non mi sento e non voglio dare un giudizio.
Però è utile ricordare questo fatto, perché dimostra che la società senza guida morale, schiava del relativismo, si infila in circoli viziosi pericolosissimi, da cui non sa come uscire. E di fronte agli innocenti uccisi, si straccia le vesti per una bestia uccisa…
(tratto da Riscossa Cristiana)
lunedì 3 agosto 2015
L’Italia NON è un Paese islamico - di Nino Spirlì
Lunedì 3 Agosto 2015 – Santa Lidia
In questa terra – santa – c’è nato Francesco d’Assisi, e anche Caterina da Siena, Benedetto da Norcia, Chiara d’Assisi, Rita da Cascia, Tommaso d’Aquino, Pio da Pietrelcina, Giovanni XXIII, … … … fino ad arrivare alla “Radio dell’Aldilà” Natuzza Evolo…
Pietro e Paolo scelsero l’Italia e Roma per continuare l’Opera del maestro.
E Roma scelse CRISTO per Fede.
Mi turba e mi sconvolge questa folle corsa verso l’affratellamento forzato con chi mio fratello non vuole essere. Con chi, quotidianamente, minuto dopo minuto, manifesta un odio irreversibile verso tutta la mia Storia e la mia Cultura. Con chi piscia sulle maestose opere d’Arte dell’Occidente progredito e libero.Con chi mi invade cercando di cacciarmi fuori dalla mia terra. Con chi non mi concede in casa sua la stessa libertà che pretende in casa mia. Con chi pretende di farmi tornare indietro di mille anni, quando i mori sbarcavano col sangue agli occhi sulle mie spiagge per violentare e ammazzare.
Mi fa pensare questa invasione contraddittoria fatta da maschi giovani e forti che “scappano dalle guerre” lasciando in mano al “nemico” donne, vecchi e bambini. Ai miei tempi, la gioventù temeraria combatteva proprio per difendere casa e famiglia.
Infine, mi rompe i maroni la finta bontà di certo marciume sociale e morale che, pur di passare per santo o giusto, sta consegnando martiri a cotanti carnefici.
Assassini, stupratori e drogati ce n’è ovunque, ma è innegabile che i peggiori crimini, oggi, non parlino italiano.
Dobbiamo consegnare le gole alla lama ogni volta che usciamo di casa, sperando che non sia il nostro turno, o possiamo contare su leggi restrittive e che garantiscano la sicurezza e la tranquillità?
Fermare gli sbarchi e rimandare i clandestini nei loro Paesi non è peccato: è sacrosanto!
Il peccato, mortale, è consegnare un Paese libero alla tirannia. Soprattutto a quella fanatica e macellaia.
Fra me e me. Perché Cristo non sia crocifisso due volte.
(tratto dal blog I pensieri di una vecchia checca di Nino Spirlì)
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mercoledì 29 luglio 2015
CATERINA MARIA SUDRIO: IL CIELO E LA (NOSTRA) SPERANZA...
Qualcuno dice che non vi sia Dio.
Qualcun altro, che il Cielo sia una favola per bambini. Ma questa che oggi racconto, è una storia vera.
La storia di una bambina, un'Anima eletta.
Caterina Maria SUDRIO, ultima di dieci figli, è nata a Benevento il 1 giugno 2006.
A 4 anni chiede in tono serio a p. Pietro Luongo F.I. di volersi confessare.
È stata battezzata da p. Stefano Manelli e da lui ha ricevuto la I Comunione all'età di 5 anni e mezzo il giorno di Natale 2011 (con la santa Messa in rito tridentino).
Ogni sera alle ore 7,20 doveva andare ad ogni costo alla Benedizione Eucaristica nel Santuario del Buon Consiglio. Ha offerto coscientemente la sua malattia per p. Stefano Manelli e per l'Istituto dei Francescani dell'Immacolata frati e suore.
Sapeva che non sarebbe guarita.
Il suo film preferito fin da piccolissima era Marcellino Pane e Vino.
La sua canzone preferita: "Preferisco il Paradiso", sentita nel film su San Filippo Neri.
Non si è mai, mai, lamentata della sua malattia (pinealoblastoma). Quando gli chiedevi come va rispondeva sempre "bene" e con un sorriso.
Ripeteva sempre, fin quando è riuscita a parlare, che Gesù è venuto a portare la gioia.
Posso dire che il buon Dio l'ha cresciuta per sé e se l'è presa nel giorno di Maria nella festività di Sant'Anna e Gioacchino, sabato 26 luglio 2014 all'età di 8 anni.
Il suo motto: senza amore si cresce con fatica!
Vinta da una forma rara di tumore cerebrale, dopo due anni di lotta, è salita al Cielo alle ore 9, giorno di sabato, il giorno della settimana dedicato alla Madonna.
Il caso aveva commosso tanti e il 23 gennaio 2014 la piccola era stata anche ricevuta da Papa Francesco.Il 1° giugno Caterina ha celebrato il suo ottavo compleanno in compagnia di tanti frati amici e il 9 marzo, come da suo desiderio, ha ricevuto la Cresima grazie a una speciale licenza.
"I fiori nascono dalla terra e alla terra ritornano, ma il loro profumo sale fino al cielo".
Di sicuro la nuova cittadina del Cielo intercederà per tutti noi.
Grazie, Caterina!
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