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mercoledì 3 agosto 2016

PAPA FRANCESCO: PAROLE CHIARE SU IDEOLOGIA DEL GENDER E GNOSTICISMO (UNA FEDE SENZA CRISTO)

Nella ridda di dichiarazioni (vere, presunte o... pretese!) stiano serviti i propugnatori dell'ideologia gender (così finalmente vedranno che quanto dico, affermo e insegno è in perfetta linea con il Magistero del Papa - non posso, né voglio fare altrimenti!).
Parole chiare, finalmente, anche sull'eterna eresia della Gnosi, e sulla tentazione di una spiritualità "senza Cristo"E come sempre, emerge la grandezza del nostro amato Benedetto XVI, e - sia lecito - l'umiltà di Francesco: succedere a un Gigante non è certo facile...
Preghiamo per Loro, e per il trionfo della Fede Cattolica e della verità nell'unica, vera, santa Chiesa: Cattolica, Apostolica, Romana.



“Ha ragione Benedetto: è l’epoca del peccato contro il Creatore”

Le parole dell’incontro di papa Francesco con i vescovi polacchi, il 27 luglio a porte chiuse, diffuse oggi. Il gender tra i temi affrontati, su cui il Pontefice è d’accordo con Ratzinger
DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Ecco quello che papa Francesco ha detto nell’incontro con i vescovi polacchi durante la Giornata mondiale della Gioventù di Cracovia. È stato un dialogo a porte chiuse, quello del 27 luglio in Cattedrale, di cui padre Federico Lombardi, da due giorni ex direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha riferito parlando di un clima «molto semplice e familiare», ribadendo che «la maggior parte dei vescovi sono semplici, non sono le vecchie guardie che mettono un po’ in soggezione, ma non è che ci siano dei misteri, l’incontro si è svolto in totale familiarità». Nessun mistero, infatti, perché oggi il Vaticano ha pubblicato il resoconto dello scambio tra i presuli polacchi, che hanno sottoposto quattro domande, e il Pontefice. Il tema del gender è tra quelli affrontati in modo particolare da Papa Bergoglio, che ha affermato di essere d’accordo col suo predecessore Benedetto XVI: «Questa è l’epoca del peccato contro il Creatore». 

«In Europa, in America, in America Latina, in Africa, in alcuni Paesi dell’Asia, ci sono vere colonizzazioni ideologiche – ha ripetuto - E una di queste, lo dico chiaramente con “nome e cognome”, è il gender». «Oggi ai bambini, ai bambini!, a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile. Parlando con Papa Benedetto - ha riferito - che sta bene e ha un pensiero chiaro, mi diceva: “Santità, questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!”. È intelligente! Dio ha creato l’uomo e la donna; Dio ha creato il mondo così, così, così..., e noi stiamo facendo il contrario». 
[...]
Sulla scristianizzazione: «La secolarizzazione del mondo moderno è forte. È molto forte. Ma qualcuno dice: Sì, è forte ma si vedono fenomeni di religiosità, come se il senso religioso si svegliasse. E questo può essere anche un pericolo. Credo che noi, in questo mondo così secolarizzato, abbiamo anche l’altro pericolo, della spiritualizzazione gnostica: questa secolarizzazione ci dà la possibilità di far crescere una vita spirituale un po’ gnostica»; Francesco ricorda «che è stata la prima eresia della Chiesa: l’apostolo Giovanni bastona gli gnostici - e come, con che forza! -, dove c’è una spiritualità soggettiva, senza Cristo. Il problema più grave, per me, di questa secolarizzazione è la scristianizzazione: togliere Cristo, togliere il Figlio. Io prego, sento… e niente più. Questo è gnosticismo». 

Trovare «Dio senza Cristo – osserva - un Dio senza Cristo, un popolo senza Chiesa. Perché? Perché la Chiesa è la Madre, quella che ti dà la vita, e Cristo è il Fratello maggiore, il Figlio del Padre, che fa riferimento al Padre, che è quello che ti rivela il nome del Padre. Una Chiesa orfana: lo gnosticismo di oggi, poiché è proprio una scristianizzazione, senza Cristo, ci porta a una Chiesa, diciamo meglio, a dei cristiani, a un popolo orfano. E noi dobbiamo far sentire questo al nostro popolo». 

Il consiglio del Pontefice: «La vicinanza. Oggi noi, servitori del Signore – vescovi, sacerdoti, consacrati, laici convinti –, dobbiamo essere vicini al popolo di Dio. Senza vicinanza c’è soltanto parola senza carne». 

venerdì 20 maggio 2016

IL DISCORSO DELLA REGINA. I PARLAMENTARI SI INCHINANO - di Paola De Carolis

Nel buio in cui brancola quest'Europa post napoleonica, che si crogiola nel perdere i simboli e i riti che da sempre la identificano, o che piuttosto li sostituisce con asettiche sessioni europarlamentari, con gesti insipidi, con volgari e pagliacceschi personaggi in cravatta nera (cravatta nera nel senso letterale: cosa s'intenda per black tie,  nemmeno se lo immaginano...) da Circo Barnum che credono di essere qualcuno solo perché depauperano i rispettivi concittadini riempendosi le tasche con profumati bonifici mensili, risplende ancora una volta la magnificenza della Monarchia tradizionale.
Non voglio qui disquisire del ruolo, talvolta deludente o addirittura pessimo, svolto dai Reali del Regno Unito; voglio invece celebrare la grandiosità dell'istituto della Monarchia, che (ormai soli) ben incarnano, seppur protestanti, con un fasto tutto cattolico.
Con i Parlamentari del Regno Unito, mi inchino commosso anch'io: ancora una volta, God save the Queen!
Buona lettura.

Il luccicchio è quasi abbagliante. Brillano i gioielli, le sete, il trono d’oro. 
L’arrivo di Elisabetta si capta nell’aria. A 90 anni mostra la grazia di sempre

di Paola De Carolis, da Londra


La corona imperiale, realizzata per Giorgio VI nel 1937, arriva in carrozza a parte, assieme alla spada dello Stato e a un cappello di velluto rosso bordato di ermellino, simboli del potere reale. Quando la sovrana raggiunge Westminster da Buckingham Palace i suoi ospiti sono già seduti. Cinquecento persone sugli spalti di pelle della Camera alta del Parlamento: lord, baroni e baronesse con il mantello cremisi, le mogli dei lord ereditieri in abito lungo, quasi tutte color crema, guanti bianchi e tiara, gli uomini in tight.
Dall’alto il luccichio è quasi abbagliante. Brillano i gioielli, le sete, il trono d’oro che occupa la parte centrale di una parete della sala. Nella tribuna riservata agli ambasciatori spiccano un fez, un turbante, un sari. Nella Strangers’ gallery, ovvero i posti generalmente tenuti per i membri del pubblico, qualcuno indossa oltre ai guanti il cappello. L’imminente arrivo di Elisabetta in sala si capta nell’aria. All’improvviso cala il silenzio. La processione degli araldi entra dalla porta di sinistra, la regina, accompagnata da Filippo, da destra. Il pubblico scatta in piedi.

Il mantello rosso
Se da una parte fa tenerezza, anziana, canuta, con lo sguardo rivolto in basso verso tre insidiosi scalini da superare prima di raggiungere il trono, dall'altra Elisabetta mostra a 90 anni la grazia e l’autorevolezza di sempre. Sorride a Filippo, che le è accanto e le porge elegantemente la mano per accompagnarla al trono. Ammira i paggetti che le sistemano lo strascico del mantello rosso sugli scalini, dà ai presenti il permesso di accomodarsi. Alla sua sinistra siede il figlio Carlo, con il viso colorito di chi passa tanto tempo all’aria aperta. Accanto a lui Camilla, vestita di crema pallido come la regina, sotto l’abito lungo le scarpe argento come la suocera.

Il «black rod»
In un silenzio reverenziale, tutti, sovrana inclusa, aspettano l’arrivo dei deputati. Come vuole la tradizione, è «black rod», l’usciere della verga nera, a condurli dalla Camera dei comuni a quella dei lord. Si fanno sentire: chiacchierano e ridono lungo i corridoi di Westminster. Giunti nella sala, si accalcano in piedi in fondo, David Cameron e Jeremy Corbyn in prima fila, gli altri accanto, dietro, sui lati, dove trovano spazio. Squilla un telefonino, subito zittito. La regina guarda divertita e comincia a leggere.

L’anno parlamentare
È il discorso che segna l’apertura ufficiale dell’anno parlamentare: 21 proposte di legge che rappresentano il programma dei conservatori per i prossimi dodici mesi. Prigioni più umane, broadband in più case, adozioni più semplici, una tassa sui cibi con troppi zuccheri per combattere l’obesità infantile, una carta per i diritti umani, il continuato impegno per la pace in Siria. Poche parole in fondo che spiegano il perché di un programma senza eccessive ambizioni. «Il mio governo terrà un referendum sull’appartenenza all’Unione europea». Dieci minuti e tutto finisce.
Il testo del discorso viene riposto dal Lord Chancellor. Elisabetta si alza, Filippo con lei. I paggetti riprendono il mantello, la processione riparte.

L’usciere
La sala gradualmente si svuota. Qualcuno rimane a chiacchierare. L’usciere della galleria in alto si avvicina. «È filato tutto liscio — dice soddisfatto —. Sembra facile, in realtà per arrivare a questo punto abbiamo lavorato molto». Snocciola i nomi dei lord presenti, differenzia tra chi ha ereditato il titolo e chi lo ottenuto di recente. Giù in basso, tra i sedili di pelle rossa, il suo occhio cade su una scollatura appena eccessiva. Alza le sopracciglia, ma non dice nulla.

sabato 9 aprile 2016

I CRISTIANI CHE SI VERGOGNANO DELLE CROCIATE SONO SUCCUBI DEL LAICISMO DOMINANTE - di Mons. Luigi Negri

Un'interessante risposta di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara Comacchio e Abate di Pomposa a un articolo di don Federico Pichetto che condanna le Crociate, di cui i cristiani - dice sostanzialmente Pichetto - dovrebbero vergognarsi perché sono un tradimento del cristianesimo.
Il giudizio non riguarda solo l'evento storico in sé ma più in generale la posizione che un cristiano deve avere di fronte alle vicende del mondo, anche oggi. Giudizi gravi che meritano, seppure a distanza di tempo, una replica puntuale e autorevole.

Caro don Pichetto,
ti scrivo queste righe cercando di rispondere al tuo intervento sulle Crociate. 
In effetti tu parli di Crociate che non sono mai esistite: Crociate sostenute dalla nascente borghesia, che come ognun sa, alla fine dell’XI secolo - quando la prima Crociata fu bandita – non c’era nella società europea, o comunque era una minoranza con un potere limitatissimo.
E poi riprendi le Crociate come progetto di imposizione violenta del Cristianesimo a popolazioni straniere. 
Non tocca a me rifare il punto su questa vicenda secolare su cui la migliore storiografia, e non solo quella cattolica, ha dato un contributo decisivo.
Per dirla con il mio grande amico Franco Cardini, le Crociate sono state un grande «pellegrinaggio armato», protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso.
Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente.
Non so quale avvenimento della Chiesa possa sfuggire a una lettura come questa.
Sta di fatto che noi – cristiani del Terzo millennio – alle Crociate dobbiamo molto.
Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.
Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni. 
Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli - il livello del mare e il livello della montagna - per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria.
Nessuna realtà cristiana esprime la perfezione della fede che è solo in Gesù Cristo, ma nessuna esperienza cristiana è invincibilmente diabolica. Passare dalla fede alle opere è compito fondamentale del cristiano di ogni tempo. 
Ora, per recuperare questa bellezza della storia cristiana bisogna guardare la realtà secondo tutta l’ampiezza cattolica. La mia generazione e quella di molti amici dopo di me - che per l’intelligenza e l’apertura di monsignor Luigi Giussani hanno potuto dialogare personalmente per esempio con Regine Pernoud, con Leo Moulin, con Henri de Lubac,  con Hans Urs von Balthasar, con Joseph Ratzinger, con Jean Guitton e molti altri - hanno un sano orgoglio della nostra tradizione cattolica.
Per questo sentono in modo assolutamente negativo desumere acriticamente l’immagine della Chiesa dalla mentalità laicista che cerca di dominare la nostra coscienza e il nostro cuore. 
Certo, l’essenza di questa tradizione cattolica - e che, quindi, comprende anche le Crociate - è il desiderio di vivere il rapporto con Cristo e di annunziarlo nella concretezza del suo popolo che è la Chiesa, nelle grandi dimensioni che rendono il cristiano autenticamente uomo: la dimensione della cultura, della carità e della missione. È questo il Cristo che sta all’origine di tante iniziative del passato e del presente. Nessuna iniziativa lo esprime adeguatamente, ma l’assenza di qualsiasi capacità di presenza nel mondo e di giudizio sulla vita degli uomini e sui problemi degli uomini fa dubitare che esista una fede autenticamente cattolica.
La fede in Cristo può rischiare di ridursi a essere spunto per mozioni soggettive e spiritualistiche da cui metteva in guardia il santo padre Benedetto XVI all’inizio della sua splendida enciclica Deus Caritas Est: un Cristo che rischia di stare acquattato nel silenzio della coscienza personale, che non diventa fattore di vita e di cultura, che non tende a creare una civiltà della verità e dell’amore. Ricordo ancora con commozione quando facevo la terza liceo una lezione di Giussani in cui disse letteralmente: «La comunità cristiana tende a generare inesorabilmente una civiltà». 
Nella mia esperienza pastorale e culturale ho sempre sentito come  punto di riferimento sostanziale la grande certezza di Giovanni di Salisbury che diceva: «Noi siamo come nani sulle spalle di giganti». È perché siamo sulle spalle di giganti che vediamo bene il presente e intuiamo le linee del futuro. È questo che rende così appassionata la nostra responsabilità, senza nessuna dipendenza dagli esiti, con la certezza di portare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, alla grande impresa del farsi del Regno di Dio nel mondo, che come dice il Concilio Vaticano II coincide con la Chiesa e la sua missione. 
Un cordiale saluto
+ Luigi Negri

mercoledì 19 agosto 2015

ITALIANO DI MERDA! E IL RAZZISTA SAREI IO? - di Nino Spirlì



Ancora un ottimo Nino SPIRLI': a voi la lettura e le considerazioni:

Sabato 15 agosto 2015 – Assunzione in Cielo di Maria Vergine, Madre di Dio – a casa, a Taurianova


BokassaMi giravano i maroni a mille, quando la stampa mondiale pubblicava in prima pagina le immagini dell’incoronazione del cannibale Bokassa sul trono del Centrafrica. Aveva svenduto uranio, elefanti, diamanti, foreste a mezzo pianeta. In cambio di dollaroni per le sue tasche e puttane per il suo letto. Il francese Giscard D’Estaing ne sapeva molto. Ma anche la Spagna, che si era aggiudicato il diritto di ammazzare 5.000 elefanti l’anno per impadronirsi dell’avorio. Fra l’altro…


idi_amin_9791Mi giravano ancora più vorticosamente quando le immagini arrivavano dall’Uganda, dove Idi Amin Dada, padrone assoluto anche delle anime degli ugandesi, veniva scoperto, anche lui, nel suo peggiore peccato: il cannibalismo. Mentre anche lui, coperto d’oro fino alle larghe narici, si cibava dei suoi oppositori, il popolo ugandese era alla fame e viveva più o meno come l’homo erectus… Capanne di merda e povertà inimmaginabile.

Poi, negli anni, abbiamo scoperto che i governanti africani vivevano e vivono ancora come spietati nababbi, mangiando oro e cacando diamanti, mentre i loro sudditi lottano per sopravvivere. E, anche e purtroppo, che ogni suddito è quasi felice di farlo, visto che non si ribella mai e, quando lo fa, è solo per sostituire un tiranno con un altro tiranno.

Una catena di soprusi e violenza che non troverà mai fine in quelle terre lì. O, meglio, sembra che l’unica fine possibile sia l’esodo ultrabiblico verso Rosarno, Manfredonia, Roma, Milano, Finale Emilia, e tutti gli oltre ottomila Comuni italiani (8.047, per la precisione) che li stanno subendo da troppo tempo ormai.

Siamo invasi da africani che scappano!

E mica solo da guerre: no, no. Anche da povertà, malattie, noia e voglia di lucidatrice e Bimby. Arrivano, se arrivano, nel nostro Paese (e non si sa come abbiano trovato così tanto denaro per pagarsi un viaggio di merda), sapendo già che la sgangherata Europa mette a disposizione per ognuno di loro da 30 a 40 euro al giorno per il mantenimento. Se non glieli dai, QUI si ribellano. Rompono, bruciano, feriscono. A volte, ammazzano.

Fanno, a loro modo, dell’Italia, un’Africa più accessibile alle loro pretese! 

QUI, alzano la voce. QUI, si sentono forti. QUI, vorrebbero costruire la NUOVA AFRICA. Meno afosa, più confortevole.

Si sentono più a casa loro, QUI, che ad Abidjan. Tanto a casa loro, che dobbiamo quasi sentirci NOI a disagio davanti a loro.

Due giorni fa, un giovane forzuto e grasso “profugo”, mentre stava cercando, cuffiette alle orecchie e smartphone in mano, l’elemosina nel parcheggio del centro commerciale di Gioia Tauro, mi ha aggredito con un sonoro “Italiano di merda!”, al mio rifiuto di dargli la moneta peraltro non chiesta, ma pretesa.

Gli ho chiesto, con garbo cristiano, da quale Paese dell’Africa provenisse e mi ha risposto, nervoso, “Mali”. A quel punto, senza generalizzare per tutto il continente, né per il colore della pelle o la religione, gli ho schiaffato sul muso un corposo “Maliano di merda!”

Non vuoi che il deficiente mi abbia sparato un “Razzista taliano” sul petto? 

Non ci ho visto più e gli ho ricordato un paio di cose sul suo personale DNA. Ancora scappa! E spero che continui a nuoto fino a raggiungere le rive del continente dal quale è arrivato a CASA MIA.

Cose da pazzi! I razzisti saremmo noi???

Personalmente, ne ho gonfie le cisterne! Già non sopporto e non faccio passare le pretese di cancellare la radice CRISTIANA dell’Occidente, checché ne dicano quattro stronzetti senzaDio, figuriamoci se mi faccio offendere sulla Terra di mio Padre. 

E mi auguro che la misura sia colma per tutti. Dio, la Natura, il Caso, chiunque vogliate (scegliete nel mazzo) ci ha seminati, per forma, colore, sapere e religione, in precisi pollai, separati da mari profondi e montagne altissime. Un motivo ci sarà. Chi si sposta, tenta la conquista, ma chi è invaso ha il diritto e IL DOVERE di difendersi. Con ogni mezzo.

Questo, l’Occidente lo ha dimenticato. Apriamo corsi di sostegno!!!

Fra me e me. Italiano. 

venerdì 14 agosto 2015

MORTA DI LIBERTÀ. ERA SOLO UN TOPINO. di Maurizio Blondet

Consiglio a tutti voi la lettura di questo articolo, DURISSIMO TANTO QUANTO REALE, di Maurizio Blondet
Genitori ed Educatori ne facciano tesoro; e voi, ragazzi che leggete, svegliatevi, e non buttate via la vostra vita.
Potete scegliere: una vita dura ma eroica, dicendo molti NO a quello che il Mondo propone, e dicendo SI a quello che ci propone Nostro Signore Gesù, che è la vera VIA, VERITA' e VITA.
Oppure, una vita da topi. Con la sua fine naturale...
Ha riempito il suo profilo Facebook di proprie foto, la bambina morta a Messina sulla spiaggia. Primi piani dei suoi piercing, la perlina infitta sulla lingua, delle sue pettinature: a cresta, a rasatura alta…tutti per convincersi di esistere, povera sciocca bambina.
index
“Guardatemi, sono qui, sono interessante! Sono dark!"  No poverina, a nessuno interessavi. Le foto che hai postato sono tutti “selfie”, perché chi volevi ti fotografasse, né bella né brutta com’eri? Troppo palesemente fuori posto, ancora bambina, in quel travestimento da dura, con gli occhi infantili che non riuscivano a nascondere lo spavento di essere abbandonata in questo mondo? Eri standard, eri una dei tanti, delle nullità da discoteca. Non hai interessato nemmeno i tuoi “amici” dark, che appena sei caduta in spiaggia se ne sono scappati, e per tre giorni non hanno detto nulla, tremanti come vermi – vermi quali sono, quali sono stati educati a divenire: sballo, egoismo, narcisismo, sensualismo, trasgressione, in una parola, “Libertà”.

Ilaria Boemi in una foto tratta dal suo profilo Facebook. La 17/enne e' stata trovata morta sulla spiaggia del lungomare Ringo a Messina il 10 agosto 2015. +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++
Eri una di quelle piccole schiave di queste “Libertà” che ti hanno insegnato i sistemi di persuasione mediatica. La libertà di fare sesso ancor prima di poter provare piacere, perché lo fanno tutte e così si deve fare altrimenti “Il gruppo ti esclude”. La libertà di stare nel gruppo – che è il branco schiavizzatore per eccellenza, luogo in cui le piccole, insignificanti sprovvedute come te, povero topino grigio, sono schiacciate e dominate da esseri ignobili della vostra stessa età, è la catena dove si esercitano le più insopportabili, umilianti angherie…e voi le accettate , ragazzine “liberate”, fate i pompini, prendete la droga, fate tutto quello che vi dice il bulletto o la ganga dei farabuttelli senza onore, perchè altrimenti “vi escludono”; e voi non sapete dove andare. Non avete risorse, né mentali, né morali, per sopportare la solitudine.
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 Gridate aiuto: ma – disgraziate ignare nullità – su Facebook, inferno di derisioni ed insulti, un luogo di giudizi spietati che feriscono e uccidono, dove centinaia di migliaia di insignificanti topini come te si propongono come “interessanti” perché “amo Lady Gaga  Solar Sonika, Fabri Fibra, Rancore & dj Myke.”  Passioni insignificanti per finzioni insignificanti.
 Bisognava che qualcuno ti guidasse. Qualcuno ti disciplinasse, sapesse darti una direzione, un orgoglio di non buttarsi via perché papà e mamma ti amano, sei importante per loro; che ti vietasse quelle che un tempo i genitori chiamavano “le cattive compagnie”. Prendendosi magari i tuoi urli, le tue ribellioni, le tue insopportabili scenate di sprovveduta che è piena di paura di vivere. Un mestiere di genitori.
A proposito, dove erano i tuoi genitori? Per tre giorni, i giornali non hanno detto nulla. la polizia trova un corpicino sulla spiaggia, un corpicino di nessuno – un piccione morto, un topino grigio – e non riesce subito a sapere chi è. Ci mette qualche giorno, la polizia, a risalire agli amici scappati, che s’erano rintanati in casa senza dire nulla in famiglia. Risalgono alla spacciatrice dalle descrizioni dei dark, duri ormai ridotti a topastri tremanti, che spifferano ed accusano subito: “Noi? No. La droga l’ha passata una coi ricci viola…”. Una che i genitori avevano denunciato per droga, che avevano cacciato di casa.
Ma i tuoi genitori, topino, dove sono? Ti hanno cercata? Erano in angoscia per te? Leggo dai giornali che i tuoi negano di aver avuto verso di te incomprensioni o scontri – per forza, ti hanno lasciato fare tutto quello che volevi, – e come “prova” del clima disteso, “uno dei tre fratelli nati dalle precedenti convivenze del padre, mostra il motorino appena regalato alla ragazza”.
Ah ecco. Il “padre” ha avuto “precedenti convivenze”, più d’una. E sicuramente le “madri”, plurime,   hanno avuto anch’esse le “loro esperienze”. Hanno bevuto a grandi sorsi la libertà magnificata dai media e raccomandata dalla pubblicità. A Messina, nelle periferie orribili del sottoproletariato inutile, di quelli che un tempo si chiamavano “Poveri” o umili non si fanno mancare la libertà sessuale, la trasgressione…si sono emancipati anche loro.
Insomma hanno perduto Dio, il Dio a cui credevano bene o male i nonni; ed hanno perduto tutto.
Come tutto il popolo italiano, che si rigettato Dio, non è più nulla e sta affondando nel nulla del suo degrado. Ma in quei quartieri, in quel Meridione, è peggio: perché non avevano altro che sperare in Dio. E adesso, sperano nella libertà sessuale.
Sono diventati schiavi, anche loro, della libertà.
Certo papà e mamme non potevano insegnarti niente, povero topino. Nè imporsi a darti una disciplina che loro mai hanno saputo cosa fosse, né ingiungerti di non frequentare cattive compagnie, ché loro non fanno che frequentarle. Ti avevano regalato il motorino, cosa volevi di più. Così andavi in giro e non rompevi, ché loro dovevano “vivere la loro vita”.
Ti hanno lasciato cambiare scuola due volte, il fatto che tu ti entusiasmassi e poi deludessi di ogni “scoperta” non li ha potuti indursi a pestare il pugno sul tavolo a cena (quale cena, poi? Coi tre fratelli nati da precedenti convivenze?) Ti lasciavano tutta la tua libertà, che era come la loro: vuota, portante al nulla, al callo sull’anima per non sentire l’insensatezza di tutto ciò. Tu per un attimo – non avevi ancora il callo – nei hai avuto il sentore: che tutto fosse sbagliato. I l giorno 21 aprile, su tuo profilo Facebook, hai scritto: «Il buio è più denso ed io non riesco a trovarci un senso».
Infatti avevi ragione, povero topo morto sulla spiaggia. Non ha un senso una vita così. Ci voleva qualcuno – qualcuno che tu amassi, che stimassi abbastanza da sopportarne le prediche, e anche i divieti – che ti parlasse del senso della vita. Della purezza di cui avevi sete senza saperlo, del non darsi, del non buttarsi via con le cattive compagnie; che di aiutasse a tenere la barra della vita. Il senso della vita, a sedici anni, con l’età mentale e l’aspetto di tredicenne, non si trova da soli, senza guida. Si è ancora troppo insignificanti, ancora senza alcuna esperienza di vita (se non quelle già spaventose che ti hanno fatto fare). Ti hanno lasciata libera, col motorino.

ragazza-morta-messina
Così, sei morta. Uno straccetto sporco e bagnato dalla risacca, un piccione con le piume inzuppate e arruffate. Difficile saperne il nome, persino. Chi eri?
Un nessuno . Nessuno ti amava, ti cercava, ti impediva di farti male. Una piccola vita ancora insignificante.
Sei morta di libertà.

giovedì 13 agosto 2015

PAPA OSCURATO DAI MEDIA SE DICE COSE DI "DESTRA" - di Fabio Marchese Ragona

La sinistra inneggia al Francesco "rosso", ma censura le sue posizioni scomode
C'è chi lo vorrebbe vestito di rosso, non per una retrocessione al rango cardinalizio, ma per questioni esclusivamente politiche, per poter finalmente dire che almeno a capo della Chiesa c'è «un comunista».
Giornali e militanti di sinistra inneggiano da tempo al Francesco no global e a quello «gay friendly» ma quando si tratta dei temi cardine del magistero del Pontefice, scatta una repentina censura contro quei discorsi su argomenti all'improvviso scomodi perché lontani dal pensiero dei salottieri rossi. Non è un caso che alcuni quotidiani abbiano dimenticato la posizione di Francesco su aborto, eutanasia, fecondazione assistita, sacerdozio delle donne o matrimoni gay. Chi ha tirato per la tonaca il Papa dimentica che per Francesco la fecondazione assistita è un peccato mortale: nel corso dell'udienza ai medici cattolici italiani, nel novembre 2014, aveva detto: «Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. Ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono. Giocare con la vita. Siate attenti, perché questo è un peccato contro Dio Creatore».
Parole fortissime, una condanna che si è unita all'attacco del Papa contro quel «pensiero dominante che propone a volte una falsa compassione: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l'aborto, un atto di dignità procurare l'eutanasia, una conquista scientifica produrre un figlio considerato come un diritto o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre». Parole pronunciate solo un anno fa e che non hanno raggiunto però le orecchie di una certa intellighenzia, intenta a dipingere di vernice rossa il Cupolone. Parlando di aborto il Papa ha sferrato un cazzotto molto più potente di quello sferrato contro chi gli insulta la mamma: Bergoglio è tornato diverse sul tema, ribadendo che «non è un problema religioso ma scientifico, perché lì è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema».
E con grande sorpresa, per chi lo vorrebbe a tutti i costi di sinistra, il Papa ha criticato aspramente anche i matrimoni omosessuali: da cardinale di Buenos Aires (ironia della sorte, era vestito di rosso) al suo amico rabbino Abraham Skorka diceva: «In quest'epoca è la prima volta che è sorto il problema legale di assimilare il rapporto omosessuale al matrimonio, e lo ritengo un antivalore e una regressione antropologica. Se c'è un'unione di natura privata, non si coinvolge né una terza parte né la società. Ora, se a quell'unione viene riconosciuto lo status di matrimonio e agli omosessuali vengono concessi diritti di adozione, potrebbero esserci dei bambini coinvolti. Ogni persona ha bisogno di un padre maschio e di una madre femmina che possano aiutarla a modellare la propria identità».
Parole impossibili da trovare sui giornali impegnati a osannare il Papa con la foto del crocefisso falce e martello disegnato dal gesuita padre Espinal e ricevuta in regalo in Bolivia e che, ha ribadito padre Federico Lombardi, «non è da mettere in Chiesa», e infatti è nel magazzino privato. «L'ideologia marxista è sbagliata. Terra, lavoro, tetto - dice - se parlo di questo dicono “il Papa è comunista”! Ed invece l'amore per i poveri è al centro del Vangelo». Salottieri avvisati.

giovedì 6 agosto 2015

Per la serie "il mondo alla rovescia", ESPERIMENTI "HOT" ALL'ASILO: TOCCAMENTI E SCAMBI D'ABITO PER I BAMBINI

Esperimenti "hot" all'asilo: toccamenti e scambi d'abito per i bambini
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GENTILI SIGNORE, CARI AMICI,
ACCADE A TRIESTE, MA POTREBBE ESSERE OVUNQUE:


Tra gli enti aderenti all'iniziativa c'è anche il Comune di Trieste. Ferma condanna da parte del segretario cittadino di Fratelli d'Italia Claudio Giacomelli: «Prevede che i bambini scoprano i loro corpi per vedere che sono uguali "tranne la zona dei genitali" (ma non abbiate paura di chiamare i genitali con il loro nome, si raccomandano!)»



Esperimenti "hot" all'asilo: toccamenti e scambi d'abito per i bambini
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Sta facendo scandalo l'iniziativa "il "Gioco del rispetto - Pari e dispari", che vede coinvolti i bambini delle scuole materne cittadine e che vede tra gli aderenti anche il Comune di Trieste. «Il concetto dell'uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana - spiega in una nota la vicesindaco Fabiana Martini -. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa. L'obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine».
Più di qualche genitore è rimasto esterefatto dopo aver letto l'opuscolo che spiegava i contenuti del progetto «facoltativo», tiene a precisare Martini. Toccarsi reciprocamente dopo aver fatto ginnastica per sentire ciò che i loro coetanei provano dopo la fatica, per poi acquisire maggiori competenze sensoriali ed emozionali, esplorando a vicenda i proprio corpi per capire le differenze tra i bambini e le bambine.
Non è passato inosservato neanche il gioco del "Se fossi", in cui si potranno indossare diversi costumi anche non del proprio genere, potendo esprimere le proprio sensazioni, la propria personalità e la propria fantasia, avendo la possibilità poi di rimanere vestiti così nei giochi successivi.
«Progetto del Comune per i bimbi delle scuole dell'infanzia (3-6 anni!!!). Sarebbe (in teoria) un progetto per prevenire la violenza sulle donne (naturalmente finanziato con soldi pubblici)». È quanto afferma Claudio Giacomelli segretario cittadino di Fratelli d'Italia sulla sua pagina facebook.
«Prevede - continua il post - cose come la schedatura delle bimbe che si vestono troppo di rosa o dei bambini che si vestono troppo di blu! (foto 1) Prevede di controllare che i bimbi e le bimbe non usino giocattoli da maschietti/femminucce. Prevede lo scambio dei vestiti (maschi con femmine e viceversa, la maestra coi baffi e il bidello con la gonna!) (foto 2) Prevede di controllare che non ci siano giochi sessisti (i Gormiti!!!) ma solo neutri. Prevede di chiedere ai bambini se la mamma usa il trapano e il papà stira e di chiedere perchè i genitori non imparano».
«E che i bambini scoprano i loro corpi per vedere che sono uguali "tranne la zona dei genitali" (ma non abbiate paura di chiamare i genitali con il loro nome, si raccomandano!). E' un progetto che si autodefinisce di "gender transformative". (foto 3) Sia chiaro, non credo che i bimbi e le bimbe diventeranno omosessuali per questa roba. Ma non credo nemmeno che un bimbo diventerà uno stupratore se gioca con draghi e cavalieri! E che se una bimba gioca con le bambole crescerà disadattata. Ma soprattutto dico: LASCIATE IN PACE I BAMBINI DI 3/4 ANNI! Lasciateli giocare con quello che gli pare e lasciate che mamma e papà li vestano come credono» .
«E tenete fuori certe miserie dalla vita di chi è ancora innocente», conclude Giacomelli.
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(tratto da Triesteprima.it )

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lunedì 3 agosto 2015

L’Italia NON è un Paese islamico - di Nino Spirlì

Lunedì 3 Agosto 2015 – Santa Lidia
San_Francesco_d_Assisi

In questa terra – santa – c’è nato Francesco d’Assisi, e anche Caterina da Siena, Benedetto da Norcia, Chiara d’Assisi, Rita da Cascia, Tommaso d’Aquino, Pio da Pietrelcina, Giovanni XXIII, … … … fino ad arrivare alla “Radio dell’Aldilà” Natuzza Evolo…

Pietro e Paolo scelsero l’Italia e Roma per continuare l’Opera del maestro.
E Roma scelse CRISTO per Fede.
Mi turba e mi sconvolge questa folle corsa verso l’affratellamento forzato con chi mio fratello non vuole essere. Con chi, quotidianamente, minuto dopo minuto, manifesta un odio irreversibile verso tutta la mia Storia e la mia Cultura. Con chi piscia sulle maestose opere d’Arte dell’Occidente progredito e libero.Con chi mi invade cercando di cacciarmi fuori dalla mia terra. Con chi non mi concede in casa sua  la stessa libertà che pretende in casa mia. Con chi pretende di farmi tornare indietro di mille anni, quando i mori sbarcavano col sangue agli occhi sulle mie spiagge per violentare e ammazzare.
africanifuga
Mi fa pensare questa invasione contraddittoria fatta da maschi giovani e forti che “scappano dalle guerre” lasciando in mano al “nemico” donne, vecchi e bambini. Ai miei tempi, la gioventù temeraria combatteva proprio per difendere casa e famiglia.
Infine, mi rompe i maroni la finta bontà di certo marciume sociale e morale che, pur di passare per santo o giusto, sta consegnando martiri a cotanti carnefici.
Assassini, stupratori e drogati ce n’è ovunque, ma è innegabile che i peggiori crimini, oggi, non parlino italiano. 
Dobbiamo consegnare le gole alla lama ogni volta che usciamo di casa, sperando che non sia il nostro turno, o possiamo contare su leggi restrittive e che garantiscano la sicurezza e la tranquillità?
migranti
Fermare gli sbarchi e rimandare i clandestini nei loro Paesi non è peccato: è sacrosanto!
Il peccato, mortale, è consegnare un Paese libero alla tirannia. Soprattutto a quella fanatica e macellaia.
Fra me e me. Perché Cristo non sia crocifisso due volte.

martedì 28 luglio 2015

Spagna: populismo e Sinistre radicali vogliono zittire la Chiesa

Desidero proporre per una riflessione sul nostro futuro questo articolo pubblicato da nocristianofobia.org , che non riguarda solo la Spagna.
L'abbandono della Religione da parte degli Stati porta con sé situazioni di estrema gravità e sofferenza. Allontanarsi dalla Legge di Dio, significa allontanare il bene anche dall'uomo: non sfugge che il Decalogo comprende solo i primi tre Comandamenti riguardanti Dio stesso, gli altri sono del tutto riguardanti l'uomo.
Ma cosa sperare se Prìncipi indifferenti alla Religione (se non addirittura ostili: pare che la scorsa estate, nelle vacanze che vede in un sol luogo adunati tanti Principi della Famiglia Borbone, dei vari rami, Donna Leticia abbia vietato alle figlie la partecipazione alla S. Messa domenicale) occupano un Trono senza ricordare le parole di Nostro Signore a Pilato: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto" (GV 19, 11)?
L'unica speranza viene da noi stessi: e per le Spagne, da una nuova Reconquista che recuperi le anime.
Continuiamo nella nostra Crociata di Preghiera (con la recita quotidiana del Rosario) e di cultura, per l'Europa, e per tutti i suoi popoli.


Era il 1978: la Spagna rinunciava a riconoscere alla religione cattolica, apostolica e romana lo status di unica religione di Stato, coi diritti e le prerogative conformi alla legge di Dio ed al Diritto Canonico. Da quell’anno, l’art. 16 della Costituzione garantì e garantisce tuttora «la libertà religiosa e di culto. Non vi sarà alcuna confessione di Stato». Ciò nonostante, sempre i vari governi succedutisi han tenuto nella massima considerazione e nel dovuto rispetto il ruolo della Chiesa Cattolica e delle sue tradizioni, esprimendo loro, anche pubblicamente, un’evidente vicinanza. Molti esponenti dell’esecutivo non han fatto mistero della propria fede, ad esempio affidando all’intercessione della Vergine Maria situazioni sociali particolarmente difficili – come ha fatto il ministro del Lavoro, Fatima Benez, nel tentativo d’uscire dalla pesante crisi economica – oppure partecipando a cerimonie religiose (nella foto, alla presenza del Re e della Regina, il primo ministro, Mariano Rajoy, in atto di riverenza verso il Cardinale Arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela), nonché appoggiando l’impegno educativo e la solidarietà concretamente esercitati da enti ed associazioni ecclesiali.
Purtroppo, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Abc, ora le cose stanno cambiando anche su questo fronte: le iniziative recentemente assunte da eletti della lista di estrema sinistra Podemos in numerosi Comuni iberici evidenziano, infatti, una netta presa di distanza rispetto a gesti o elementi religiosi, tradizionalmente propri delle aree amministrate. Qualche esempio? Il Sindaco di Barcellona, Ada Colau, non assisterà alla S.Messa per la ricorrenza della Madonna della Mercede. E ciò non per impegni pregressi, ma con una motivazione espressamente, dichiaratamente ideologica ovvero per una forma di rispetto verso un «sistema democratico aconfessionale». Non solo. L’amministrazione pubblica di Saragozza si è impegnata ad applicare una mozione del 2013 promossa da un’altra lista della galassia appartenente alla Sinistra radicale, laChunta Aragonesista, mozione con cui si abroga qualsiasi regolamento, protocollo, cerimoniale con onori annessi, tali da costringere membri della giunta municipale ad esser presenti alle cerimonie pubbliche religiose. Così suona come un grave e triste oltraggio il fatto che questo 25 luglio, a Santiago di Compostela, nella tradizionaleGiornata nazionale della Galizia, il sindaco, Martiño Noriega, membro dell’ennesima lista di estrema Sinistra, Compostela Aberta, accolga sì le autorità alle porte della Cattedrale, restando tuttavia al di fuori, senza mettervi piede per la cerimonia religiosa della Ofrenda al Apóstol.
Da parte sua la Conferenza episcopale sta cercando di gettar acqua sul fuoco e di minimizzare questi – a dir poco – “sgarbi” istituzionali: «La Chiesa non teme i cambiamenti politici, né i partiti emergenti», ha detto il suo portavoce, José María Gil Tamayo. E’ tuttavia evidente come, da un punto di vista sociale, morale e culturale, oltre che confessionale, l’abbracciare certo populismo da qasba conduca a queste pericolose involuzioni, squalificanti chi le provochi, tuttavia penalizzanti l’intera popolazione, colpita al cuore in ciò che ha di più caro, vale a dire nella propria fede, nei propri costumi e nelle proprie tradizioni. Ciò richiama quanto bollato come «laicismo» nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 24 novembre 2002 con l’approvazione di Giovanni Paolo II. Qui per laicismo s’intende il «negare non solo ogni rilevanza politica e culturale della fede cristiana, ma perfino la stessa possibilità di un’etica naturale», aprendo «la strada ad un’anarchia morale che non potrebbe mai identificarsi con nessuna forma di legittimo pluralismo». Ed ancora: «La marginalizzazione del Cristianesimo non potrebbe giovare al futuro progettuale di una società» ed anzi «insidierebbe gli stessi fondamenti spirituali e culturali della civiltà» (n. 6). E’ una cosa da tener presente, specialmente sotto elezioni. Non solo in Spagna.

lunedì 20 luglio 2015

Intervista al Vescovo di Tripoli

Consiglio vivamente la lettura di questa intervista al Vescovo di Tripoli, pubblicata da Il Giornale.
Mi limito a segnalarvela, pur dovendo in tutta onestà, ammettere la mia perplessità su alcune posizioni, soprattutto rispetto al dialogo con l'Islam: un dialogo vero è possibile solo con chi ti ritiene almeno paritetico.

venerdì 21 dicembre 2012

Monarchia in Europa: anacronistica? | euronews, i talk


Con i dovuti e necessari "distinguo", a cominciare dal fatto che la nostra Duplice Monarchia era davvero un'altra cosa, questo servizio di Euronews offre spunti comunque interessanti.
Deve tenersi presente che ci si riferisce a Monarchie ormai ben lungi dall'essere tradizionali, o di stampo tradizionale: anche perché non facente parte dell'UE, si dimentica ad esempio il Principato del Liechtenstein.
Interessante il richiamo alla cattiva coscienza francese...
Meritevole comunque di visione: VIVA LA MONARCHIA!

Monarchia in Europa: anacronistica? | euronews, i talk

mercoledì 7 novembre 2012

Saluto al Generale AMOS SPIAZZI di Corte Regia

A un congresso di araldica e genealogia che si celebrò in Roma, in via Santa Chiara, ebbi l'onore di poter personalmente conoscere, circa vent'anni fa, il Generale Amos Spiazzi di Corte Regia. Un Uomo con la U maiuscola, tutto d'un pezzo, che anche "in borghese" (indossava un vecchio soprabito un poco sgualcito) incuteva quella riverenza e quel rispetto che solo gli ufficiali d'un tempo sapevano trasmettere, e che nemmeno le vicende subite avevano piegato. Lo invitavo alle iniziative culturali che organizzavo.
Pur non partecipandovi (un po' per la distanza, un po' perché coincidenti con altri impegni di Associazioni d'Arma - Novembre è sempre ricco di appuntamenti, sull'uno e sull'altro fronte), si faceva sempre presente con una lettera, un biglietto o una chiamata. Fino a quando, lo scorso anno, ricevetti un plico con due suoi libri, con una dedica e un biglietto, dove mi prospettava l'idea di una presentazione degli stessi. Le mie vicende personali, e le sue di salute, non l'han permesso. Se n'é andato, quasi in silenzio, il 4 Novembre. O meglio: lasciando questo mondo, ha solamente cambiato caserma, passando dalla Milizia Terrena a quella Celeste. E come il 4 Novembre di molti anni fa (era il 1952) era entrato nell'Accademia Militare di Modena, per servire una Patria in fondo non sua, e che lo maltrattò, (sulla sua bara, con l'elmetto da artigliere, non il tricolore, che comunque ha servito lealmente, ma la Bandiera del Regno Lombardo Veneto), il 4 Novembre del 2012, entrando nella Riserva dell'Aldilà, si è arruolato nell'unico Esercito di quella Patria Celeste dell'Unico Re che valga la pena servire, rispondendo, come sessant'anni fa, il suo "Presente!"
E questa volta, per sempre.
Ave, atque vale in Christo!

mercoledì 20 luglio 2011

Austria batte Italietta: brevi riflessioni fra Otto d'Asburgo e Umberto II

Ebbene sì, lo confesso: sono un austriacante.

Mi si chiami pure così, mi fa solo piacere. E da bravo austriacante monarchico, sabato ero presente ai Funerali di Otto d’Asburgo, che mi ostino a ritenere (almeno moralmente e de jure) il mio Imperatore e Re.

Ma non voglio qui tessere le lodi di un grande Europeo, quale Egli fu; solo, voglio esternare un pensiero che mi ha ulteriormente rattristato, mentre con la Bandiera del Lombardo Veneto sfilavo in processione nella Hofburg.


Avevo quattordici anni quando, il 18 Marzo 1984, moriva esiliato l’ultimo Re d’Italia, Umberto II di Savoia: la Repubblica non battè ciglio, come se nulla fosse accaduto.

In Austria, sabato, nel Duomo di Santo Stefano c’erano proprio tutti: le massime Autorità Civili e Militari, per salutarlo con tanto di onori, e un mare di gente che assisteva composta al corteo; e Otto ora riposa nella Cripta dei Cappuccini coi Suoi Pari e i Suoi Antenati. Tutto ciò senza che mai abbia effettivamente regnato.

Invece, Umberto II, che Re e capo di Stato lo fu per davvero, è ancora esiliato, anche da morto (forse, involontario emulo di Carlo Felice, che si fece portare ad Altacomba per punire i torinesi per i moti del '21); e la Repubblica Italiana è così florida e fiorente che si vede costretta a mendicare, mediante inserzioni a mezzo stampa - pardon! a cercare sponsorizzazioni private per terminare i “festeggiamenti” del centocinquantenario della cosiddetta unità nazionale.

Austria batte Italietta 150 a zero.

mercoledì 13 luglio 2011

Ricordando il mio Imperatore e Re Apostolico


In memoria di Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica
FRANZ JOSEF OTTO ROBERT MARIA ANTON KARL MAX HEINRICH SIXTUS XAVER FELIX RENATUS LUDWIG GAETAN PIUS IGNATIUS VON HABSBURG-LOTHRINGEN,
de Jure Imperatore d'Austria, Re Apostolico d'Ungheria,
Re di Boemia, Dalmazia, Croazia e Slavonia, Galizia, Lodomiria e Illiria,
Re del Lombardo-Veneto, Re di Gerusalemme,
Arciduca d'Austria, Granduca di Toscana e di Cracovia,
Duca di Lorena e di Salisburgo, di Stiria, di Carinzia, di Carniola, di Bucovina,
Gran Principe di Transilvania, Marchese di Moravia,
Duca della Bassa e Alta Slesia, di Modena, Parma, Piacenza e Guastalla,
di Auschwitz e Zator, di Teschen, del Friuli, di Ragusa e Zara,
Conte di Asburgo e Tirolo, di Kyburg, Gorizia e Gradisca, Principe di Trento e Bressanone,
Marchese della Bassa e Alta Lusazia e Istria, Conte di Hohenems, Feldkirch, Bregenz, Sonnenberg, etc., Signore di Trieste, di Cattaro e della Marca vindica, Granduca di Voivodina.

giovedì 19 agosto 2010

S.A.R. CARLO UGO DI BORBONE PARMA: in memoriam

Sua Altezza Reale il Principe Carlo Ugo Xavier Marie Sixte Louis Robert Jean Georges Benoit Michel di Borbone, Duca di Parma e Piacenza, Capo della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma, Gran Maestro del Real Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico, Gran Maestro del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio, Gran Maestro dell'Ordine de la Legitimidad Proscrita, Gran Croce dell'Ordine d'Orange-Nassau, Gran Croce d'onore e devozione del S.M. Ordine di Malta, Gran Maestro dell'Ordine al merito militare di San Giorgio di lucca n. a Parigi 8 aprile 1930, sposa a Roma il 29 aprile 1964 S.A.R. la Principessa Irene d'Orange-Nassau, figlia di S.A.R. il principe Bernhard di Lipe-Biesterfeld, principe dei Paesi Bassi, e di S.M. la Regina Giuliana d'Olanda.
Il Signore lo ha chiamato a Sè il 18 Agosto.
Per Lui, aristocratico regale e contemporaneamente affabile e simpatico, che negli ultimi anni ho avuto l'onore e il piacere di incontrare nell'appuntamento delle Celebrazioni degli Ordini Dinastici parmensi, invoco la Misericordia Divina.
R.I.P.

martedì 17 agosto 2010

Francesco Cossiga: in memoriam

Oggi il Signore ha chiamato davanti a Sè un grande uomo, Francesco Cossiga.
Lo affido, con le mie preghiere, alla Sua Divina Misericordia, non potendo far a meno di ricordare il Politico, l'Uomo e l'arguto, fine conoscitore della Storia umana e degli animi.
Ebbi la fortuna di farne la conoscenza quando, al seguito di Mons. Giorgio Orioli, allora Rettore della Chiesa di San Gregorio Nazianzeno presso la Camera dei Deputati, ivi mi recavo a servir Messa. Leggevano, occasionalmente, le Letture Giulio Andreotti e Francesco Cossiga.
Mi inchino alla Sua memoria, certo che questo povero Stato ha perso il migliore dei suoi Presidenti.
VALE IN DOMINO, FRANCISCE COSSIGA!